da Rotorua a Tongariro National Park, o “Kiwi day” parte 2

KIWI

(ATTENZIONE: POST AD ALTO CONTENUTO DI COCCOLOSITA’)

L’entusiasmo era contagioso ed incontibile… entriamo e ci presentano le uova nell’incubatrice,ci dicono che le uova che trovano con crepe piccole vengono “aggiustate” con un po’ di smalto per unghie trasparenti, mentre quelle piu’grosse con un po’ di nastro adesivo.

Scopriamo che un kiwi appena nato pesa circa 400 g, e che per rompere il guscio ci mette fino a una settimana. Ci dicono che nasce con il pancino pieno,cosi’ che appena nato non deve andare subito alla ricerca di cibo, ma che anche lui, come nostri bebe’, ha un calo fisiologico di circa 100g.

Nella sala successiva, ci sono altre incubatrici, con due piccoli kiwi appena nati: uno dei due assomiglia tantissimo a questo 

(foto di repertorio perche’ non e’ proprio possibile fare fotografie!)

Ci dicono anche che dopo aver deposto l’uovo, la mamma se ne va e dell’uovo se ne occupa il padre, che si stacca le piume dal pancino per metterle sotto l’uovo e per avere un contatto diretto tra il calore della sua pancia e l’uovo. Poi ci hanno anche detto che ogni sera si allontana 2/3 ore per cercare cibo e farsi una pinta con gli amici, ma sempre meglio di quegli umani che escono a comprare le sigarette e non tornano… 🙂

Poi la guida ci ha detto: “hey, voi due, sembrate proprio honeymooners: vorreste fare una foto con il kiwi?”

Cooosa??? non potevamo proprio crederci! quindi eccoci quiiiiii, finalmente con il kiwi!

Successivamente la visita e’ continuata con altri esemplari della fauna neozelandese

Naturalmente il tempo vola quando ci si diverte, quindi alle 16 siamo usciti dal parco e siamo partiti alla volta di Tongariro National Park. 
Lasciamo le pianure geotermali di Rotorua e veniamo assaliti dalla foresta del parco nazionale! Dopo un centinaio di chilometri siamo nelle Alpi! Vette, monti, neve e all’improvviso si apre il nostro hotel, alla base di un monte, un vulcano precisamente, accompagnato da altri due crateri imponenti.

da Hobbiton a Rotorua: Te Puia

Dopo Hobbiton, entrare in un hotel dalle dimensioni reali e’ stato abbastanza deludente, ma non ci siamo persi d’animo e al mattino,essendo a Rotorua, abbiamo deciso di visitare Te Puia, una riserva naturale termale. 

Al suo interno, veramente di tutto da lasciare a  bocca aperta:

500 sorgenti, la piu’ famosa e’ il geyser Pohutu, che puo’ eruttare fino a 20 volte al giorno, raggiungendo anche 30 m di altezza. Vicino a lui un altro piccolo geyser, chiamato Prince of Wales’ Feathers (piume del Principe di Galles) e tanti altri, attivi e non.

Oltre all’acqua, che in questo posto e’ davvero padrona: storia e cultura maori, insieme alla scuola nazionale di scultura.

Abbiamo infatti avuto la possibilita’ di mangiare un hangi tradizionale, un cibo prelibato preparato grazie al calore dell’attivita’ geotermale: yummiiii!

Ultima ma non ultima: kiwi house! Ossia un luogo buio, che ricrea l’ambiente naturale del kiwi,dove poterlo ammirare in liberta’.E’ un animale notturno, e’ inutile cercarlo di giorno!!! Naturalmente non e’ concesso fotografare, ma vi assicuriamo che vedere questo sederino piumato camminare tranquillo e’ stato quasi commovente.

Non credo ci sia molto da dire, lascero’ che siano i colori di questa terra  a parlare!

Buona visione!

Hobbiton: ovvero il giorno in cui riportai Giulia a casa 

piccole case: √
piccole finestre: √
piccoli vestiti: √
piccolo mulino con piccola ruota del mulino: √

nonostante tutte queste congruenze non se la sono tenuta…

(quando la guida ha chiesto chi non avesse mai visto Il Signore degli anelli o Lo Hobbit, Giulia  e altri due hanno alzato la mano. La visita del set cinematografico dei suddetti film e’ entusiasmante anche per  quei babbani-che-dovrebbero-vergognarsi-che-non-apprezzano-il-fantasy! super mega consigliato!) –Matteo

da Pauanui a Rotorua

Il risveglio e’ una sorpresa!

Ieri sera era tutto buio ma oggi ci svegliamo effettivamente in un campeggio! 

Sgattaioliamo fuori per una lauta colazione: attorno a noi molta poca gente in giro

Il mare non dovrebbe essere troppo lontano, quindi con una breve passeggiata lo raggiungiamo.

Certo, il tempo potrebbe essere migliore e a parte molti cagnolini che portano a spasso i loro padroni, ma la spiaggia, il mare e le scogliere sono davvero emozionanti. Non e’ difficile immaginarsi come possa essere questo posto tra qualche mese, quando il turismo estivo prendera’ davvero piede. 

E anche  il sole viene fuori, accecandoci e rendendoci bellissimi 🙂

E’ ora di tornare verso la macchina, dobbiamo ripartire… ma prima un’altra occhiata al mio albero preferito

Ogni angolo di questo paese e’ una polaroid di un album fotografico scattato da qualcuno, una diapositiva guardata al buio con gli amici, un paragrafo ben scritto capace di emozionare.

Chi avrebbe mai detto che anche questo angolo di paese, cosi’ semplice e cosi’ diverso, ci avrebbe regalato queste emozioni? grazie Pauanui!

e grazie banca, dopop 4 giorni i nostri bancomat hanno cominciato a funzionare e possiamo finalmente fare benzina alla macchina (e anche shopping ma shhh! questo non ditelo a Matteo, che tanto non legge il blog)!!!!!!!!!!!!
Thumbs up, home banker!

E ora via, di corsa, verso la TERRA DI MEZZO!!!!!!!!!!!!!

da Pahia a Pauanui

Quando sulla via vieni chiamato dai segnali, non puoi dire di no. In fondo non sai se avrai mai la possibilita’ di tornare e quindi meglio approfittarne… Stiamo percorrendo la nostra strada quando ci appare il cartello delle Kawiti Glowworm Caves: grotte con i vermi fosforescenti. 

So che cosa state pensando, che evidentemente non siamo normali! Beh, vi svelo un segreto: avreste dovuto capirlo ben prima di arrivare a leggere questo post!

Purtroppo all’interno non e’ possibile fare foto, ma lo spettacolo lascia davvero senza parole! Sembra di essere stesi in un prato a rimirare le stelle, come facciamo a passo Lavazze quando non c’e’ nessuna luce per decine di metri. Invece siamo in una grotta, al fresco e all’umido, con il rumore dei ruscelli che ci culla e queste stelline, fatte di vermini che brillano. Emozionante? raccapricciante? soprendente? una somma di tutto questo. Non restiamo a bocca aperta solo perche’ vorremmo evitare che uno di questi graziosi vermini ci cadesse dentro, anche se al Cocorico’ saremmo di gran moda!

(riferimenti: Kawiti Glowworm Caves, ditteri micetofilidi)

All’uscita, incrociamo un altro cartello per vedere le Toilettes d’autore di Hundertwasser, a Kawakawa.Non possiamo perderle, o forse si. La visita della citta’ e’ leggermente inquietante e le toilettes d’autore sono effettivamente in uso.

Procediamo sulla strada verso il prossimo hotel.

Non so esattamente che cosa succeda, so che siamo sulla strada verso Pauanui e comincia a tramontare il sole, la pioggia comincia a scendere, cosi’ come anche la lancetta che misura il pieno della macchina. Fino ad oggi non siamo ancora riusciti a prelevare, pagare o stampare bigliettoni neozelandesi con le nostre carte (grazie mamma Caty, non ti hanno clonato la carta, sono che io che ricorro ai mali estremi perche’ evidentemente anche la tua banca ai prelievi intercontinentali dice “si, perche’ ho detto cosi'”). 

La strada non finisce mai, intorno a noi solo buio, pioggia e tanta voglia di arrivare. Nel frattempo, come sempre, mentre Matteo guida, il mio compito e’ quello di leggere ad alta voce la guida: che cosa dovremo fare poi a Pauanui? perche’ dobbiamo fare tanta strada in un giorno? Sulla guida non leggiamo niente di particolare, parla solo delle spiagge della penisola di Coromandel, ma qui l’estate non accenna ad arrivare per almeno un altro mesetto.

Matteo sogna la birra che berremo appena arriveremo, io sono meno speranzosa, comincio a fare mente locale con il cibo che abbiamo comprato prima di partire da Paihia: abbiamo gia’ pranzato con pane formaggio e pastrami, riusciremo anche a cenarci?

Arriviamo al nostro “motor lodge”sotto una pioggia srosciante. E’ buio, sono le 22. Non capiamo come siamo in un campeggio in un mese paragonabile al nostro tardo marzo. Apriamo la porta scorrevole della reception e veniamo investiti da una forte luce e dalla voce squillante della proprietaria.

“Welcome darling, you made it! have you eaten?”

Insomma, 18.000 km per trovarci davanti alla classica nonna italiana, cui non interessa che non arrivassi e fuori piovesse e fosse buio, lei ti chiede l’unica cosa davvero importante: avete mangiato?

Mentre il marito e’ gia’ andato nel nostro specie-di-bungalow ad accendere il termosifone (si’, avete capito bene! termosifone!) e a mettere qualche birra nel frigo.

Ci propongono del cibo surgelato da scaldare nel microonde, decliniamo l’offerta: abbiamo cio’ che resta del pranzo e una buona dose di sonno che colmera’ il resto della serata.

Stasera siamo stanchi, sballotati, non ci resta che chiudere gli occhi tenendoci vicini: il bungalow e’ freddo, ma abbracciati tutto sembra diverso. La pioggia picchietta sui vetri e dopo alcuni giorni in mezzo a cose molto belle ma molto effimere, un ritorno alla semplicita’ priva di sfarzi e’ quello che ci serve. Buonanotte!

Al nord: Paihia

Dopo un pranzetto impegnativo in uno dei peggiori bar di Paihia, andiamo verso le cascate di Haruru. La folla locale ci accoglie festante.

Le cascate di Haruru sono molto graziose, a ferro di cavallo. Il suo fiume, Waitangi river, si addentra in una specie di giungla. 

Percorriamo per qualche centinaia di metri il verde, nella speranza di incontrare il desiderato kiwi. Addentrandoci nella foresta veniamo innondati da un insieme di colori, odori e rumori: tutt’intorno a noi un caleidoscopio di verdi e marroni, tanti uccelli canterini e questo odore, forte ed energizzante, di muschio, di terra, di miele, di vita.

Facciamo ritorno al nostro appartamento e dopo una breve ricognizione sul da farsi nei prossimi giorni siamo di nuovo fuori, sul lungomare, a provare a crederci davvero, di essere dall’altra parte del (nostro) mondo ed essere cosi’ fortunati.

Cena divertente a base di antipasti: Matteo fallisce credendo di aver un palato raffinato da mangiare solo 6 ostriche, io prendo un’insalata con rucola e noci, pera arrostita ed un formaggio di capra. 

Considerando i balordi del pranzo, che stiamo ancora digerendo, decidiamo di camminare fino a casa e ci addormentiamo alle 21.11 sul divano.

6 ottobre 2016

La sveglia suona e per una volta la sentiamo subito. Appena svegli la prima cosa da fare e’ decidere dove andare. Stasera dovremo dormire a Pauanui, nel centro dell’isola, a 380 km da qui.

Le opzioni sono due:

-andare fino al nord, a Cape Reinga, che dista 3 ore da qui e ammirare il punto piu’ a nord dell’isola, scrutando l’infinito.

-visitare il Waitangi Treaty Grounds, imparando la storia di questi luoghi.

Siccome piove e ci aspettano gia’ 380 km, decidiamo di non aggiungerne altri 600, quindi dopo una lauta colazione vista mare partiamo alla volta del museo.

ah no, prima del museo, chiedo un caffe’. La cameriera mi chiede se lo voglio buono o cattivo. Inaspettatamente scelgo la prima opzione, risultato: una tazza grande con due espressi ristrettissimi ed una brocchetta d’acqua bollente, con cui allungarli.

Partiamo alla volta del Waitangi Treaty Grounds, mentre la pioggia non accenna a diminuire. Apena entriamo dobbiamo subito correre alla wooden carved house perche’ sta per cominciare lo spettacolo maori!

Ci mettiamo scalzi per entrare nella sala, come ci spiegheranno, il suolo che calpestiamo e’ fatto di lacrime e sangue, percio’ e’ meglio lasciarli fuori, ed entrare in un luogo di comunione e pace. i ragazzi maori che ci accolgono sono vestiti negli abiti tradizionali. Hanno dei volti nei quali e’ facile riconoscere qualche tratto asiatico, ma i loro tratti fanno gia’ immaginare storie e leggende. La sala diventa buia e comincia lo spettacolo…

Gli occhi spalancati e la lingua di fuori sono forse tra i tratti che in assoluto ci fanno riconoscere il popolo maori, sono espressioni prese dalle strategie di guerra: gli occhi ben aperti per vedere l’avversario e spaventarlo, la lingua fuori come una minaccia, come a dire “mmmm..ti mangerei!” La lingua e’ inoltre cosi’ importante, tanto da essere sempre rappresentata, perche’, secondo la cultura maori, e’ attraverso di essa che si trasmette la propria identita’, la propria memoria, la propria cultura.

Naturalmente, non potevamo esimerci.

Dopo lo spettacolo, ci aspetta una visita guidata del museo. Vi ho gia’ detto che questo e’ il luogo in cui e’ stato firmato il trattato tra i maori e gli inglesi, ricordate? Ecco beh, qui si celebra questo, tra paure, risentimenti, sollievi e speranze per il futuro. Tutt’intorno al museo naturalmente la flora e’ sovrana e scusate se mi ripeto, ma e’ la cosa che mi elettrizza di piu’. Mi sembra di essere nel libro della giungla! Forse in foto i colori non sono cosi’ vividi, ma vi assicuro che e’ uno spettacolo!!

Quelli che a noi sono sembrati 30 minuti sono in realta’ 3 ore ed e’ giunta l’ora di tornare in macchina e partire alla volta di Pauanui, cosi’ arriviamo nel pomeriggio e abbiamo tempo per guardarci intorno prima di sera…

Seeeee magari!

5 ottobre 2016

Al risveglio, il ricordo del compagno di viaggio che starnutiva e tossiva vicino a me e’ piu’ forte che mai: mi sono raffreddata! 
Svelta recupero bollitore e olio 31 et voila’, fumento neo-zelandese. Matteo dal canto suo cerca di ucciderci imbroccando un paio di strade contromano, o meglio, stando sulla destra, quando qui si guida a sinistra e dopo varie peripezie siamo sulla northern motorway, in direzione Paihia. 

A leggere sulla guida stiamo raggiungendo un luogo sulla costa “che non sarebbe che una cittadina costiera piuttosto insignificante, se non fosse la principale porta di accesso alla Bay of Island” e anche il luogo dove “i capi maori e la Corona inglese firmarono il tanto contestato Trattato di Waitangi, che sanci’ la sovranita’ della Gran Bretagna sul paese”.

Partiamo e abbandoniamo i grandi palazzoni e il grigio della citta’ per fare spazio al verde: la vegetazione cresce come e dove vuole e vari tipi di alberi giocano a girotondo attorno alle strade, felci e palme, a volte non si sa se siamo qui o ai tropici… ogni svolta e’ una scoperta.

Ma c’e’ ancoa qualcuno da scoprire… il nostro amico Kiwi!

sappiamo che ci sono, dobbiamo solo trovarli!!!

Kia ora haere mai! 

“oooh..””che ore sono?”

“le 22.15”

“!@#!@#$%^#@!”

Fuori e’ buio, piove, ma non possiamo farci vincere dal jet-lag. In piedi e si esce, alla volta di Auckland city. La citta’ sembra una piccola metropoli americana, ogni via sale e scende, sembra quasi di essere sulle montagne russe e la pioggia battente non accenna a diminuire. Seguiamo il percorso segnalato dalla guida per scoprire la citta’, anche se non riserva grandi sorprese. E’ ormai mezzanotte e, data l’infruttuosa ricerca di cibo, sgrufoliamo le due barrette ai cereali che abbiamo preso sull’aereo. Arriviamo al porto e intravediamo un pub, ci infiliamo, alla ricerca di una birra locale.

Matteo prende una TUI,io mi butto nel sidro (bianco?). La scelta si rivela infelice per entrambi e anche la citta’, onestamente, non ci comunica molto.

Andiamo a letto, domani ci aspettano tanti km per raggiungere il nord dell’isola.

Arrivi

Auckland e’ una porta della camera molto pesante,

un letto molto morbido e invitante,

un bagno senza scavalcare passeggeri,

un silenzio, anche se le orecchie continano a rombare.

Auckland e’ voglia di chiudere gli occhi per un’oretta e allo stesso tempo voglia di non chiuderli per esplorare, vedere, scoprire.

Chiudiamo gli occhi, sono le 15.40. Alle  16.40 ci sveglieremo e faremo un giro della citta’.

o forse no…

(continua)