17 ottobre 2016. da Dunedin a Christchurch

Il risveglio e’ sonnacchioso ma appena usciamo dall’hotel non riusciamo a crederci! E’ arrivata la primavera! C’e’ il sole, ci sono 23 gradi e si puo’ stare senza magliettaaaaa!

Partiamo alla volta di Christchurch, che dista circa 4 ore di macchina e sara’ la nostra ultima tappa in Nuova Zelanda.

Sulla via, ci fermiamo a vedere i Moroaki Boulders, dei sassi tondi perfettamente sferici sulla sabbia, buffissimi!

Continuiamo sulla strada e all’altezza di Oamaru, poco distante, troviamo un insegna “colonia di pinguini”. Purtroppo anche qui ci dicono che e’ inutile, ma noi speriamo in un pinguinetto pigro che non sia voluto andare via oggi… speriamo male perche’ per fortuna sono tutti liberi di fare quello che vogliono!

Ci riteniamo molto soddisfatti della giornata quando Matteo scopre lo Steampunk Headquarter: un museo progettato immaginando un futuro in cui la corrente elettrica non verra’ piu’ prodotta e si tornera’ all’uso del vapore… un bel viaggio dentro e fuori dalla mente. A mio padre piacerebbe sicuramente e anche a tanti altri ciapinari 🙂

La strada prosegue tranquilla fino a destinazione, Christchurch. Nel nostro viaggio abbiamo salutato il mare, accarezzato le colline e sorriso alle vette dei monti innevate. Con il tramonto abbiamo raggiunto la nostra stanza, n 913. 9 come le grandi citta’ che abbiamo visitato, 13 come i giorni trascorsi dal nostro arrivo.

Grazie Nuova Zelanda e grazie a tutti voi per averci permesso questo viaggio!

La nostra prossima meta sara’ un po’ di relax al caldo, ci vediamo a Bologna i primi di novembre!

13 ottobre 2016. Franz Joseph e Fox Glacier

La giornata e’ interamente dedicata ai ghiacciai!

Bisogna stare molto attenti perche’ sono in continuo movimento e anche le rocce possono muoversi: questo non ci permette di arrivare vicini come vorremmo, ma ci permette di vedere questo spettacolo in sicurezza. Il “contorno” lascia davvero senza parole!

Il primo e’ il Franz Joseph, che, ironia della sorte, ha il nome dell’imperatore d’Austria perche’ venne scoperto dagli europei, e piu’ precisamente da un austriaco (Julius Haast) solo nel 1865. Per arrivare vicini, c’e’ una piacevole camminata di circa 1 ora e 30 a piedi (andata e ritorno). Alla base del parcheggio c’e’ un cartello che informa sul meteo e sulla qualita’ del sentiero.

i sassi sono di tutti i colori: grigi, marroni, verdi, arancioni, gialli, rossi…

Franz Joseph Glacier con lingue (di ghiaccio e no)

a una decina di km dal Franz, ci attende il Fox Glacier, un’altra lingua di ghiaccio, un po’ piu’ piccola e meno azzurra, ma alla quale riusciamo ad arrivare piu’ vicino. Per arrivare qui il sentiero e’ piu’ breve, ma decisamente piu’ impegnativo a livello di pendenza.

Naturalmente piove a dirotto!

Dai due, anzi 4 ghiacciolini e’ tutto! 

Alla prossima!

12 ottobre 2016. da Punakaiki a Franz Joseph Glacier

​Natura, e’ permesso? 

E’ proprio il caso di chiederselo in questa regione. 

Bisogna entrare, in punta di piedi e non fare rumore, perche’ qui si e’ davvero ospiti! Ospiti di una padrona di casa che ama sorprendere i suoi affezionati, sorprenderli in ogni momento.

Ci siamo svegliati sotto una pioggia incessante e abbiamo fatto quello che ci piace di piu’: siamo andati sulla spiaggia, 

abbiamo avuto un segno del destino: le sedie delle partecipazioni sono state portate qui! Sassi, le riconosci?

abbiamo intrapreso sentieri nella foresta,

visitato luoghi dai nomi invitanti, come ad esempio Pancake Rocks: rocce che nel tempo si sono stratificate ed erose,fino ad assumere questa curiosa forma di pancakes. Oltre a questa particolarita’, diversi sfiatatoi: quando l’acqua del mare si spinge nelle caverne sottostanti, fuoriesce dagli sfiatatoi con una potenza e dei getti minacciosi!

Successivamente ci siamo diretti verso la Glacier Country, una regione dell’isola del Sud contraddistinta dai ghiacciai. Abbiamo quindii lasciato la West Coast di Punakaiki con un tiepido sole per raggiungere una delle zone piu’ fredde. E stato facile immaginare quelle spiagge nel pieno della loro stagione turistica, ma per il momento abbiamo ancora molto da esplorare! 

 12 ottobre 2016. Isola del sud

Questa mattina salpiamo verso l’isola del sud. Questo significa che siamo al giro di boa o quasi del nostro viaggio, ma la cosa non ci abbatte perche’ stiamo per salire sul traghetto considerato uno dei migliori del mondo!

Le valigie vengono addirittura imbarcate nella stiva e davanti a noi abbiamo solo 99 km, che faremo approssimativamente in 3 ore e 10 minuti. Un’ora dopo la partenza siamo ancora circondati dai fiordi dell’isola del nord, mentre solo un’oretta dopo cominciamo ad avvicinarci a quello che davvero sembra un paradiso terrestre: la natura nel suo aspetto migliore. Fiordi, acque cristalline, rocce, scogli altissimi.


Allo sbarco recuperiamo subito la nostra nuova macchina e partiamo alla volta di Punakaiki, a 250 km da Picton. Durante la strada ci accorgiamo che qui davvero comanda la natura, poco e’ lasciato agli umani e questo, naturalmente ci piace molto!

Ci piacciono molto anche i giochi mentali, quindi e’ il mio turno di guidare! Sulla sinistra e con il cambio automatico,  un bel modo per tenere sveglio il cervello!

Dopo aver cenato,

“stanchi morti siamo andati a letto”, come scriveva mio fratello nei temi delle elementari. Io pero’ aggiungo che ci siamo andati con il rumore dell’Oceano Pacifico, che per tutta la notte ci ha cullati, tenendoci compagnia.

Da Tongariro a Wellington

I km che ci separano da Wellington li trascorriamo con lo stomaco a pezzi, ma finalmente scaldati da un po’ di sole!

Le cime del parco nazionale lentamente tornano a far posto ad allevamenti di pecorelle, mucche e cerbiatti. Dopo circa un paio di orette di viaggio vediamo il mare! E tra ponti, barchette e barconi, raggiungiamo la ventosa Wellington!

Il clima e’ fresco e si sta bene, ogni tanto sferza un bel vento forte, che ci ricorda di essere nella capitale piu’ a sud del mondo e che quel vento viene dal fondo del globo, dove le temperature scendono ancora!

Wellington e’ una carina citta’ metropolitana: grattacieli, porti..ma trasmette la sensazione di calma, piacere, accoglienza! Peccato poterci stare poco, domani ci aspetta il traghetto per l’isola del sud.


Tongariro National Park: il giorno in cui abbiamo fatto una cavolata

Al risveglio ci siamo accorti di essere finiti in una sorta di Budapest Hotel, un nostalgico hotel nel quale ancora aleggiava lo spirito degli anni ’30. L’albergo, alle pendici dei vulcani e semideserto ci ha permesso di apprezzare tutto cio’ che ci circondava.

Siccome eravamo in un parco nazionale, ma non avremmo avuto molto tempo per visitarlo, ci e’ venuta un’idea che sul momento avevamo trovato geniale, fenomenale, elettrizzante: fare un giro su un piccolo aeroplano, che ci avrebbe portati sopra ai crateri dei vulcani attivi Ruapehu (Monte Fato, per gli appassionati del Signore degli Anelli) Ngauruhoe e Tongariro, fino alle vette del Whakaari, il monte innevato che si vede dalla finestra.

 
Gia’ alla partenza, sento come un piccolo fastidio allo stomaco. Cominciamo a salire e sto cosetto di lamiera balla piu’ di Fred Astaire, cerco di guardare di sotto, provo a sporgermi, ma ogni movimento e’ una sferzata al mio intestino. Matteo mi guarda e ride, mi dice “se devi fartela sotto, chiedi di scendere”. Comincio a ringraziare che ci fossero le nuvole, altrimenti sarebbe durato mooolto di piu’. Fa caldo, sudo e mi sento svenire. Cerco di respirare, spero di tornare al piu’presto con i piedi sulla terra. Tutti gli altri si divertono, io continuo a guardare la busta di plastica davanti al mio sedile. Il pilota inverte la rotta e torniamo verso la pista di atterraggio. Matteo non parla da alcuni minuti. Scendiamo, ringraziamo il pilota e facciamo una foto con lui.

Io mi trascino via. Finalmente soli, Matteo, il figlio del capitano, mi guarda e mi dice “5 minuti in piu’ e sarebbe andata a finire male!”

La vista da lassu, nei brevi momenti in cui ce la siamo goduta, e’ stata spettacolare!

Inutile dire che i 333 km fino a Wellington sono stati i km piu’ lunghi e disagiati di sempre. Lo stomaco si e’accatorciato su se stesso e forse non si e’ ancora steso completamente.

Ma tutto e’ bene quel che fnisce bene… ho chiesto al pilota come si chiamasse l’aeroplano, mi ha risposto “Cessna 206”, mi ha sorriso mentre me lo ha detto, ma secondo me lo ha capito anche lui, che l’ho chiesto per sapere su quale velivolo non salire mai piu’.

Buonanotte!

da Rotorua a Tongariro National Park, o “Kiwi day” parte 1

Da quando siamo partiti, non eravamo ancora rimasti nello stesso posto per piu’ di una notte. Questo ha significato poterci allungare un po’ di piu’ prima di cena e scoprire anche i Government Gardens, meravigliosamente avvolti nei tulipani della Tulip fest -ricorderete certamente che qui il clima e’ ormai paragonabile a quello del nostro marzo.

Ma soprattutto, con l’arrivo della mattina, dedicarci all’occupazione piu’ amata da tutti: la lavatrice! Che con l’asciugatrice e’ davvero uno spasso! Vedere i nostri vestiti ballare insieme e ritrovarli morbidi e CALDI…mmmmm mi fa ricredere (mentre vi scrivo Matteo e’ gia’ su www.COMET.nz ad acquistarne una! ).

Un’altra considerazione che voglio condividere con voi e’ che i neozelandesi hanno un buffo concetto di non-scarpe. Molti dei ragazzi e dei bambini che vediamo in giro non portano le scarpe: per strada, nei bar, negli hotel. Di fianco agli hobbit cittadini c’e’ gente costantemente con scarponcini da trekking.MAH!

Comunque, veniamo a noi. 

Abbiamo un’altra giornata da trascorrere a Rotorua, che cosa facciamo?

Chi vorrebbe vedere il kiwi metta il dito sottooooooo!

Chi non e’ ancora stanco del kiwi metta il dito sottooooooo!

Ed eccoci qui, partiamo alla volta di Rainbow Spring, una riserva naturale dove la promessa e’ quella di poter vedere il  kiwi nel suo habitat naturale ma soprattutto vedere cosa fanno i ragazzi del centro per prendersi cura di loro.